In un momento in cui siamo tutti più o meno fermi e proviamo ad immaginare il futuro della nostra società, oltre la nebbia degli effetti economici, per niente prevedibili,  di questa pandemia, provo a condividere con Voi una idea.

Dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti che l’ ingegneria italiana, insieme all’ architettura, scontano il peccato originale, storico, di essere costituite da studi professionali, ma anche società, di dimensione microscopica.

Questo comporta una serie importante di problemi che travolge e immiserisce il valore individuale delle professionalità:

  1. Una frequentissima difficoltà a gestire in termini appropriatamente  interdisciplinari i progetti
  2. Una moltiplicazione dei costi di funzionamento degli studi: affitti, manutenzioni, costi energetici, servizi di comunicazione, strutture informatiche, condivisione di conoscenza, ecc.
  3. Una conseguente difficoltà, per non dire impossibilità,  al partecipare a gare per progetti internazionali. Problema capitale in un paese che ha poche risorse per  gli  investimenti.

L’ analisi non è solo mia: nel 2018, una lodevole iniziativa della Fondazione Inarcassa aveva provato a dare vita al progetto CONSORTIUM proprio per dare una risposta  alla problematica del punto c) qui sopra. Iniziativa che, per la miopia degli iscritti o per difetto di comunicazione, credo sia abortita.

Provo a riproporre una iniziativa su altre basi ma animata dallo stesso spirito, che è quello del tentativo di aggregare   energie  che sono disperse …

Se, su base territoriale, provinciale o sub-provinciale, attorno agli Ordini e/o Fondazioni di Ingegneri ed Architetti si organizzassero degli spazi di co-working  specializzati per ingegneri, architetti ed, eventualmente, altri attori del settore costruzioni, si potrebbe dare già una prima risposta al contenimento dei costi di funzionamento, si potrebbe creare la prossimità utile alle attività interdisciplinari, si costruirebbe  un ambiente fertile   per la nascita di possibili collaborazioni quali cooperative, consorzi, società, raggruppamenti temporanei.

Riguardo al come realizzare un tale  progetto, rifletto che Inarcassa, per esigenze statutarie, è un investitore immobiliare importante:  frequentemente finanzia la costruzione o acquisisce edifici con destinazione uffici che mette a reddito. Perché non potrebbe investire su edifici da affittare in modo specifico ad ingegneri ed architetti  ed Ordini Professionali ?  Magari in modo calmierato …

Si tratterebbe di localizzare gli edifici in luoghi strategici per i trasporti e l’ accessibilità ed allestirli  con dotazioni importanti dal punto di vista tecnologico: spazi flessibili, connessioni dati molto performanti, risorse informatiche potenzialmente centralizzate e condivise, sale per video- riunioni, sistemi per la realtà virtuale funzionali alla progettazione, spazi conferenze, ecc.

Ordini e/o Fondazioni  potrebbero  occuparsi della gestione.

Sarei interessato a conoscere la vostra opinione sull’ idea. Sia che pensiate che possa funzionare, sia che pensiate non possa funzionare, e perché …

Torino, 30 marzo 2020                                                                                                                       Sergio Ronco